Aidone
Il centro ha un impianto medievale del XII secolo, i Normanni fondarono la cittadina alle pendici di una collina dove sul punto più alto vi era un castello adesso in rovina. Per la forte presenza normanna Aidone è fra i paesi galloitalici di Sicilia che parlano ancora questo particolare dialetto. Durante i secoli seguenti si sviluppò verso sud. Il terremoto del 1693 distrusse alcuni palazzi che furono ricostruiti, tanto che molti di essi possono a pieno titolo essere compresi nel bacino del barocco. Come la chiesa di San di san Vincenzo Ferreri con facciata ornata da bugnato a punta di diamante.
Caratteristica è la piazza Adelasia dove ancora si possono notare parti normanne nella struttura della chiesa di San Filippo
Nel largo Torres Trupia, presso l’ex convento dei cappuccini, si trova il museo archeologico regionale dove sono conservate ed esposte tutti reperti che provengono dall’area archeologica di Morgantina. La ricchezza dei reperti assieme ad alcuni capolavori dell’arte greca come la “Venere” di Morgantina, gli Acroliti e gli Argenti , lo inseriscono fra i più ricchi musei di Sicilia.
Chiesa di San Vincenzo Ferreri - Bugnato a punta di diamante
Resti del Castello di Aidone
Area Archeologica di Morgantina veduta aerea
Area archeologica di Morgantina - Pianta della città e legenda
Area archeologica di Morgantina -Teatro greco

Area Archeologica di Morgantina - Ekkleisterion "Agorà"
Area Archeologica di Morgantina Zona residenziale
Casa del saluto "EYEXEI" mosaico
Museo Archeologico Regionale pianta
Museo Archeologico Regionale di Aidone
Il museo illustra la storia di Morgantina dall'età del bronzo all'età romano-repubblicana.
Le collezioni. La raccolta dei materiali esposti proviene dagli scavi condotti, a partire dagli anni '50, dalla Missione Americana delle Università di Princeton e Virginia e dalle Soprintendenze di Siracusa, Agrigento ed Enna.
L'ordinamento, nelle sale espositive, è cronologico e tematico. L'esposizione dei reperti è corredata da carte topografiche e pannelli esplicativi.
sale 1, 2 introduttive con pannelli
documentari e vista sul chiostro; sala dei pithoi
sale 3, 4 insediamento preistorico e protostorico: C.da san Francesco e
la Cittadella
sala 5 gli Acroliti
sala 6 la dea di Morgantina
sala 7 sala architettura di Morgantina
sala 8 le terme di Morgantina
sala 9 gli Argenti di Morgantina
sala 10 Morgantina in età greca arcaica:
Sala 5: gli Acroliti
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Una serie di elementi di sculture in marmo - due teste, mani e piedi - sarebbero state trovate da scavatori clandestini in contrada S. Francesco Bisconti. Iniziati gli scavi in autunno non ci furono riscontri del rinvenimento ma si scoprirono le prime strutture di un grande santuario dedicato a Demetra. Gli Acroliti sono simulacri a grandezza naturale delle due più importanti divinità venerate a Morgantina, Demetra e Persefone. Sono simulacri arcaici del IV sec. a.C. con le estremità in marmo pario e il resto del corpo in materiale deperibile forse legno o terracotta, vistoso e ricco doveva essere l’abbigliamento. Essi rappresentano Demetra, la divinità legata all’agricoltura e alla coltura dei cereali e Persefone, la figlia, che rapita da Plutone è costretta a vivere negl’Inferi. Demetra abbandona i campi per andare alla ricerca della figlia e l’umanità rischia di morire così Zeus trova la soluzione di far ritornare Persefone alcuni mesi dell’anno sulla terra.
Trafugate nel 1979, furono vendute al Paul Getty Museum tramite venditori siciliani e svizzeri. Attraverso indagini dei Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Artistico gli Acroliti furono ritenuti opera trafugata proveniente da Morgantina e restituiti alla città di Aidone nel 2008.
Sala 6: Afrodite / Demetra / Venere /la Dea di Morgantina
Alta 2,40 mt, il corpo è costituito da roccia calcarea del tipo "ragusa" e le estremità: testa, braccia, piedi in marmo greco proveniente da Pario che si avvicina al colore della pelle.
La statua riprende la tecnica dell’acrolito (acros = estremo/ litos = pietra).
Considerata come Afrodite non possiede gli elementi sensuali sembra invece una delle due divinità Persefone o Demetra .
Per la serie di elementi del panneggio può essere collocata nel IV a.c..
La storia della statua è singolare: venduta al Paul Getty Museum, fu ben presto riconosciuta come opera trafugata clandestinamente a Morgantina, assieme ad altri reperti come gli Acroliti e il tesoro di Eupolemo.
E’ costituito da 16 oggetti di argento dorato, che hanno fattura e cronologia differenti probabilmente perché comprati e tesaurizzati dai proprietari della casa in epoche diverse.
Il medaglione di Scilla: è un medaglione con la figura di Scilla, mostro marino dal busto di donna e gambe a forma di teste di cane.
I vasi e le coppe per il simposio: il momento culminante del banchetto che i Greci dedicavano al consumo del vino. Due grandi coppe (mastoi) con i piedi a forme di maschere teatrali erano utilizzate per miscelare il vino con l’acqua e le spezie aromatiche. La brocchetta (olpe) e l’attingitoio (kyathos) servivano per prelevare il vino, le coppe con un medaglione dorato e la tazza a due anse (skyphos) erano usate per bere.
Vasi e coppe per i riti sacri: il piatto ombelicato (phiale mesomphalos) serviva per versare liquidi durante i sacrifici, il piccolo altare (bomiskos) si usava per bruciare i profumi ed infine le pissidi contenevano essenze ed unguenti.
Le iscrizioni in lingua greca sono presenti in alcuni argenti, come il nome Eupòlemos, probabilmente l’ultimo proprietario del tesoro. IEPA TON ΘEΟΝ